21 maggio 2015

Autoctono si nasce…

La grande varietà dei vitigni autoctoni italiani

In concomitanza con il primo mese di Expo Milano 2015 l’associazione Go Wine dedica un appuntamento a favore della promozione della ricchezza e della grande varietà del patrimonio vitivinicolo italiano.

Il 19 maggio all’Hotel Michelangelo durante l’abituale evento sul tema dei vitigni autoctoni Go Wine presenta ufficialmente il Manifesto Go Wine a favore dei vini autoctoni italiani e del mondo. Relatori: Massimo Corrado, Presidente Go Wine, Prof.  Vincenzo Gerbi dell’Università di Torino e Prof. Osvaldo Failla dell’Università di Milano; questo Manifesto vuole rappresentare la sintesi di un impegno profuso nel tempo di vari esperti del settore.

Moltissime le aziende presenti, più di 60 i vitigni autoctoni presentati durante il banco di assaggio, dai più conosciuti a quelli da “riscoprire”…, ma non solo, mille le declinazioni dei vari vitigni.

Impossibile citarli tutti, ma tra i vari assaggi possiamo sicuramente ricordare l’Azienda Vinifer di Tranchidi con il suo Metodo Classico Spumante Millesimato Pas Dosé  DueDei 2011 da uve Grillo, a parte la particolarità delle uve utilizzate, la caratteristica è il tiraggio effettuato con mosto fresco; se ne producono solo 5000 bottiglie tutte numerate in contro etichetta.
Sempre parlando di bollicine ricordiamo “Pensiero” 1996 della Tenuta dei fiori. Un Moscato d’Asti rifermentato in bottiglia e con una permanenza sui lieviti di 12 anni e degorgiato nel luglio 2008. Della stessa azienda troviamo Calosso D.O.C. 100% Gambarossa, uno dei più̀ vecchi e rari vitigni autoctoni del Piemonte, conosciuto anche come Gamba di Pernice, per il colore rosso acceso del raspo prima dell’invaiatura che ricorda appunto le zampette delle
pernici che saltellavano tra le vigne. Questa varietà è stata salvata dall’oblio grazie alla caparbietà del proprietario di questa cantina che recuperò le poche piante superstiti in giro per i vigneti di Calosso per poi ripiantarle in un nuovo impianto dedicato.  Dopo 12 anni di sperimentazione l’Università̀ di Torino ha individuato il clone migliore che oggi rappresenta il vitigno selezionato col nome di Gambarossa. Nel 2011 è avvenuto il riconoscimento della nuova D.O.C. col nome di Calosso.

Nella provincia di Brescia a Erbanno troviamo la Cantina Togni Rebaioli.  L’Azienda produce un rosato da uva Schiava, il Martina Vecchie Vigne. Tutti gli altri sono rossi da monovitigno, ad eccezione del Lambrù (Marzemino, Barbera, Merlot). Ma quello che colpisce è il 1703 a base Nebbiolo e il San Valentino prodotto con Erbanno; un vitigno autoctono camuno della famiglia dei Lambruschi, ricco di antociani e con una buccia spessa che gli consente una miglior resistenza alle malattie e di conseguenza richiede un minor numero di trattamenti; le basse rese, pochi grappoli e non molto grandi, ha fatto si che venisse messo da parte dai viticoltori della zona.

Rimanendo in Lombardia troviamo Marco Vercesi, dove la Croatina è il vitigno indiscusso, declinato nelle varie “sfumature”: La Crosia, 100% Croatina Bonarda dell'Oltrepò Pavese, Il Borlano, Buttafuoco Storico un uvaggio di Croatina, Barbera, Uva Rara e Ughetta di Canneto, Ré di Bric, una Croatina vinificata nel rispetto delle tradizioni, color rosso rubino intenso con riflessi violacei, un profumo schietto e caratteristico di marasca e frutti di bosco. Infine Rubinio IGT Rosso, il risultato di una vinificazione unica di uve Croatina, Barbera e Uva Rara scelte nel vigneto “Cà di Valle”; il bouquet va dai profumi floreali della rosa e della violetta a quelli fruttati della ciliegia e della fragola, il gusto è elegante e leggermente abboccato.

Non si può non ricordare anche l’Azienda Flaibani con Riviere Bianco da uve Friulano, il Pinot grigio ramato, lo Schioppettino e il Refosco dal Peduncolo Rosso. L’Azienda Colli Vicentini con un Lessini Durello Spumante Brut, ottenuto con Metodo Charmat lungo e Lessini Durello Le Macine Spumante Brut Metodo Classico con affinamento in bottiglia per almeno 24 mesi, entrambi ottenuti da uve Durella, un vitigno autoctono e antichissimo coltivato nella Lessinia.
Infine l’Azienda Trerè con il suo Viola, uno Spumante Extra Dry ottenuto da uve autoctone Longanesi con metodo Charmat lungo; si contraddistingue per il suo colore rosa brillante e per il suo sapore fresco e vellutato.

Per concludere, possiamo dire che vista la grande varietà di vitigni autoctoni italiani cerchiamo di imparare a conoscerli e a riscoprirli quando andiamo in giro per cantine o degustazioni!





13 maggio 2015

TRE SFUMATURE DI VERMENTINO A BOLGHERI

TERRE DEL MARCHESATO: UN’AZIENDA CHE CREDE E PUNTA SU QUESTO VITIGNO CHE AMA IL MARE

La storia di FattoriaTerre del Marchesato inizia nel 1954 quando Emilio Fuselli, colono marchigiano, si trasferisce a Bolgheri e acquista un appezzamento di terreno dal Marchese Incisa della Rocchetta.
S’iniziano a impiantare i primi vigneti, si succedono le generazioni fino ad arrivare ad oggi con Maurizio Fuselli che, coadiuvato dal figlio Alessandro, ha plasmato l’azienda famigliare fino a farla diventare una Cantina vitivinicola.

In un territorio famoso per i suoi grandi vini rossi, prodotti soprattutto con i vitigni internazionali, troviamo un’Azienda che crede nei vini bianchi, non solo come completamento della “gamma”, ma come vini su cui puntare.
Il vitigno scelto è il Vermentino, che resiste bene ai venti salmastri delle zone litoranee ed è in grado di dare interessanti risultati. Una delle sue caratteristiche è il finale lievemente ammandorlato che la famiglia Fuselli riesce a gestire egregiamente in cantina, scegliendo un giusto periodo di vendemmia e delle tecniche di vinificazione appropriate.
Tre gli ettari dedicati a questo vitigno a bacca bianca, tre i cloni usati, corso, sardo e toscano, e tre i vini prodotti, Emilio Primo Bianco, Papeo e Nobilis; vediamoli nel dettaglio:
Emilio Primo Bianco, all’arrivo delle uve in cantina, dopo una cernita manuale, i grappoli interi vengono messi nella pressa alternati con uno strato di ghiaccio secco (CO2 a meno 70°C) si esegue poi una pressatura soffice; da circa 10 quintali si ottengono 5 ettolitri di mosto. Questo liquido, ricco di aromi e glicerina, viene chiarificato, solo grazie alle basse temperature, in tini di acciaio per 2/3 giorni; parte poi la fermentazione, sempre in acciaio, per circa 15/18 giorni. In seguito si eseguono dei rimontaggi all’aperto, circa una volta al giorno, ma solo se necessario, per mantenere il più possibile i profumi. Finita questa fase lo si riporta a zero gradi, fino a gennaio, per ottenere la stabilità tartarica. A ottobre con la stabilità proteica s’iniziano ad eseguire dei battonage per circa 3 mesi; a febbraio il prodotto viene poi imbottigliato.
Alla vista si presenta con un bel giallo paglierino con riflessi dorati; all’esame olfattivo è “cremoso”, spiccano sentori di fiori bianchi, tra cui il sambuco, timo e nocciola; in bocca è avvolgente con una bella freschezza, buona la persistenza gusto olfattiva; un vino che potremmo definire “base non base”.
Papeo, Vermentino Riserva, per questo prodotto si esegue una vendemmia posticipata, di circa 10 giorni, rispetto a quella dell’Emilio Primo. Si esegue una pigiatura soffice, con grappoli precedentemente diraspati. La prima fase della fermentazione e la macerazione avvengono in barrique nuove aperte per circa 4 giorni, il mosto viene poi svinato e finisce la sua fermentazione in acciaio con continui battonage per circa un anno.
Nel bicchiere è di color giallo dorato lucente, il bouquet è variegato e intrigante, comprende note di frutti tropicali, ananas, papaia, albicocca rinfrescati da una nota agrumata di pompelmo rosa su uno sfondo vanigliato e tostato; al secondo naso si possono, poi, notare sensazioni mentolate e di anice stellato; al gusto si percepisce subito la componente glicerica, sapidità e acidità si alternano regalando al vino un’ottima beva; PAI (Persistenza Gusto Olfattiva) importante. Un prodotto che si può tranquillamente accompagnare a preparazioni a base di carne bianca come l’arista.
Nobilis, muffato di Vermentino, la vendemmia viene effettuata a novembre su filari dedicati e attaccati dalla “Botritis Cinerea”, ovvero la Muffa Nobile, sui quali si effettua un defogliamento a settembre. Due o tre volte la settimana si passa tra le piante per eseguire una pulizia dei singoli grappoli. Il prezioso nettare riposa, infine, per un anno in barrique. Il color giallo ambrato si muove morbidamente nel bicchiere; il bouquet regala profumi di albicocca, nespola, agrumi canditi, anice e delicate sfumature di pasticceria. In bocca la dolcezza viene bilanciata dall’acidità. Un prodotto che si abbina splendidamente, oltre che ai classici dolci, a formaggi stagionati, come i pecorini della tradizione toscana.

Possiamo concludere dicendo che Fattoria Terre del Marchesato è un’azienda giovane e dinamica che, soprattutto negli ultimi anni, ha fatto parlare di se nella realtà vitivinicola bolgherese. Una Cantina che lega il suo nome al Vermentino, ma che rimane impressa anche per i suoi vini rossi.



8 maggio 2015

NASCE LA CONSULTA NAZIONALE DEL VINO ITALIANO


Mi sembra doveroso diffondere questo comunicato stampa a cura di Studio Cru


Conoscere per sapere: il vino come istruzione e cultura


Presentarsi uniti per rilanciare i valori e la cultura enologica del nostro Paese.
È questa l'idea da cui nasce la Consulta Nazionale del Vino italiano, progetto che ha mosso ufficialmente i primi passi il 17 aprile 2015.

A Roma si sono infatti riuniti, su iniziativa di Onav, i rappresentanti delle maggiori associazioni del comparto vitivinicolo nazionale, allo scopo di riflettere su alcune tematiche di scottante attualità.

La Consulta Nazionale del Vino si propone di affrontare concretamente i problemi del settore a 360° divenendo, per il consumatore, un punto di riferimento per tutto ciò che concerne la conoscenza del mondo enologico ed al contempo, di essere elemento propositivo di interventi sul fondamentale tema dell'educazione al consumo.

Grazie all'adesione al progetto di una larghissima rappresentanza di Associazioni tra cui: Onav, Agivi, Ais, Aspi, Associazione Nazionale Le Donne del Vino, Movimento Turismo del Vino, Fisar, Fivi e SlowFood, oggi sono dunque state gettate le basi di quello che sarà un lungo percorso di sensibilizzazione nei confronti delle Istituzioni e dei consumatori. Ognuna delle associazioni presenti ha infatti, per propria natura, diversi approcci e finalità. Fondamentale è perciò trovare un linguaggio ed uno scopo comune, che consenta di approntare un piano di lavoro ben definito, che possa essere sottoposto alle istituzioni.

Il primo punto su cui si concentrerà il lavoro della Consulta sarà l'introduzione di una appropriata istruzione sulla vite e sul vino , sullo stile di alimentazione mediterraneo, in cui fondamentale è l'abbinamento cibo-vino, e  sul valore del territorio vinicolo italiano, della sua storia e della sua gastronomia già nel percorso scolastico, come avviene in altri Paesi dell'Unione Europea.

Di primaria importanza è infatti l'avvicinamento del consumatore al mondo del vino, alla sua storia millenaria e ai suoi valori perché solo attraverso la “conoscenza” si potrà dare nuovo respiro  al comparto, valorizzando quella tipicità ed unicità del prodotto vino così strettamente legata al territorio e alla cultura del Gusto Italiano.

La Consulta è aperta a nuove adesioni da parte di Associazioni ed Istituzioni e già in un futuro prossimo si prevede l'ampliamento dei partecipanti con alcune altre importanti presenze.



PERCHÉ FIVI ADERISCE ALLA CONSULTA DEL VINO ITALIANO

La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti apporterà sostanza e concretezza per difendere lo stile e la cultura mediterranea

La FIVI è tra i fondatori della Consulta Nazionale del Vino Italiano. La sua convinta adesione nasce dall'esperienza maturata in ambito europeo con la CEVI, la Confederation Europeenne des Vigneron Independant, organismo che raggruppa le associazioni nazionali di vignaioli. In altri stati esistono già infatti tavoli di discussione interprofessionali che agiscono efficacemente sulle politiche nazionali, la cui esperienza potrà essere portata nel nostro paese dai Vignaioli Indipendenti.
La FIVI, che rappresenta solamente vignaioli che coltivano le proprie vigne e curano personalmente il proprio prodotto, si propone di portare alla consulta un apporto di concretezza e sostanza. “Attraverso la Consulta – spiega Saverio Petrilli, segretario nazionale della FIVI - possiamo operare educando ai valori di un modello produttivo agricolo legato al territorio”. Sono i valori che caratterizzano l'area Mediterranea e portano a considerare il vino come un prodotto della terra e un alimento della dieta quotidiana da consumare con naturale moderazione. Un modello di comportamento finora poco promosso in Europa, anche negli stessi paesi mediterranei.
“La nostra attività – prosegue Petrilli – si rivolgerà primariamente alle scuole. Rappresentano il nostro futuro, oggi così fortemente contaminato da modelli provenienti da tutto il mondo: mostreremo in maniera chiara cosa è il modello Mediterraneo, dando l'opportunità di scegliere consapevolmente e non passivamente. Inoltre ci rivolgeremo  alle istituzioni e alle forze politiche, fornendo il quadro completo delle necessità del nostro settore, dei problemi, del valore culturale ed economico che rappresenta”.

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FIVI - Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti
La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un'associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del viticoltore di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla FIVI solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: "Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta".
Attualmente sono circa 900 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 9.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. 65 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale supera 0,6 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 240 milioni di euro. I 9.000 ettari di vigneto sono condotti per il 49 % in regime biologico/biodinamico, per il 10 % secondo i principi della lotta integrata e per il 41 % secondo la viticoltura convenzionale


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5 maggio 2015

Camogli suggestivo scenario per VinidAmare 2015

Si è appena conclusa la XII° edizione di  "VINIDAMARE 2015, due giorni di degustazioni, tavole rotonde e Show Cooking a Camogli un’ambientazione perfetta per i vini liguri.

La mattina di domenica è stata dedicata alla degustazione dei vini sul lungomare del paesino. Visitatori e addetti ai lavori hanno potuto assaporare un vasto panorama della viticoltura ligure, dai classici a quelli meno conosciuti. Durante questi "salotti del vino" i produttori hanno presentato i loro vini accompagnando il pubblico in un mondo di profumi e sapori tipici di questa terra .
Nel pomeriggio è stata la famosa Abbazia di San Fruttuoso a essere lo scenario perfetto per una particolarissima degustazione dedicata a un ristretto numero di blogger.
Questi i vini scelti per l’occasione: Solarancio di La Pietra del Focolare in due splendide Magnum create apposta per l’evento, Reggimont e Salice di Verment Ing e Vin de Gussa, letteralmente vino di buccia, di Capellini, un prodotto ottenuto con un’antica tecnica di vinificazione.


La giornata si è conclusa con uno Show Cooking nel ristorante del rinomato Hotel Cenobio dei Dogi, dove lo chef Remo Ratti ha cucinato in diretta tre piatti della tradizione ligure abbinati a tre vini molto particolari.
Si è partiti dalla famosa focaccia di Recco accostata a Durlindana di Castel del Piano, una Pollera nera vinificata in bianco, un prodotto veramente particolare. Si è passati poi ai pansotti con salsa alle noci accompagnati da Albarola di Cantine Lunae Bosoni, un vitigno autoctono difficile da trovare vinificato in purezza. L’ultimo piatto preparato in diretta è stato il prodotto simbolo della Liguria: il pesto. Uno straordinario piatto di trofie al pesto abbinato al Pigato di Fontanacota; vale la pena ricordare che il Pigato è il vitigno a bacca bianca più coltivato nella Riviera ligure di Ponente.
Non potevano mancare i classici dolci liguri abbinati a Passito dei Neri di Il Monticello, ottenuto da uve con leggero attacco di Muffa Nobile. Dulcis in fundo una perla enologica della Liguria dolce: Cinque Terre Sciacchetrà dell’Azienda Buranco.

Mattatore della serata è stata Lisa Fontana, sommelier e food blogger; lo Show Cooking è stato ripreso in streaming, quindi anche chi si è perso questa bellissima serata potrà “gustarla” in video.



Lunedì 4 maggio, nella mattinata, a Cenobio dei Dogi, si è tenuta una tavola rotonda su temi e problemi del comparto che si conclusa con la consegna del Premio Città di Camogli Vinidamare 2015 ad Andrea Amedei, giovane autore della trasmissione Decanter.

Nel pomeriggio non poteva mancare una degustazione dei vini del territorio; grande è stata l’affluenza e molto positivo il riscontro del pubblico. Si poteva partire dalle bollicine per poi passare ai vini bianchi a base Vermentino, Pigato, Bosco, Albarola Bianchetta genovese, in blend o in purezza. Continuando si poteva passare ai rossi a base Vermentino nero, Ciliegiolo, Rossese, Ormeasco e Pollera nera; finendo con i vini dolci, ottenuti da uvaggio o da monovitigno, con un focus sul Cinque Terre Sciacchetrà!

Non ci resta quindi che darci appuntamento alla XIII° edizione!!!














La manifestazine VinidAmare 2015 è stata promossa da Città di Camogli, regione Liguria e Unioncamere Liguria in collaborazione con Enoteca Regionale della Liguria, Ascot Camogli, Hotel Cenobio dei Dogi e Fisar.

2 maggio 2015

Presentazione di "Vite e viti" a Bolgheri e Castagneto

Genius Loci La Terra è Viva, una manifestazione alla sua prima edizione organizzata a Castagneto Carducci.  Cinque weekend dedicati ad agricoltura e ambiente, architettura e paesaggio, cibo e vino, che traggono ispirazione dal pensiero e della pratica del marchese Mario Incisa della Rocchetta.
Domenica 10 maggio, coincide con la ventesima edizione di Castagneto a Tavola: il tradizionale pranzo in piazza, a base di tipici piatti castagnetani, accompagnati dai grandi vini della DOC Bolgheri.

All’interno di questa manifestazione domenica 10 maggio, alle ore 11.00, presso Frantoio Moratti, nel centro storico di Castagneto Carducci, ci sarà la presentazione del libro "Vite e viti "a Bolgheri e Castagneto di Davide Pes, edito da Europolis Editing.
L’autore, classe 1984, è un giovane laureato in viticoltura ed enologia presso l'Università di Pisa, con una specializzazione in scienze vinicole ed enologiche presso l'Università di Torino. Ha lavorato in alcune aziende della maremma e della bolgherese.

Un libro nato dall’idea di essere una fonte di semplice, pratica e di simpatica consultazione. Si rivolge ad un ampio pubblico che va dal curioso all’appassionato. La vite, i suoi frutti vengono raccontati immergendoli nella storia e nel paesaggio vitivinicolo di Bolgheri e Castagneto Carducci. Il titolo è scelto è molto diritto: "Vite e viti "a Bolgheri e Castagneto mentre l’esauriente bibliografia ci fa percepire il grande lavoro contenuto in questa pubblicazione.
Il lungo cammino vitivinicolo di questa zona fatto di persone, storia, paesaggi, tradizioni, tecniche innovative, arte, poesia, alchimia, intuizioni e, naturalmente, di vitigni, porterà il lettore fin dentro il bicchiere che si accingerà a degustare. Chiudono il cerchio brevissimi cenni di pedologia ripresi dal lavoro di "zonazione" svolto a partire dai primi anni Novanta dal gruppo di ricerca del professor Attilio Scienza dell’Università di Milano.
Lo studio del territorio di produzione di una DOC mira all’individuazione di zone ottimali dal punto di vista pedologico e climatico per vitigni con esigenze diverse.
L’esito dell’interazione tra vitigno, clima e suolo esprime la vocazionalità viticola di una determinata area atta a realizzare la migliore espressione produttiva e qualitativa del vitigno stesso.

La presentazione si concluderà con la degustazione di due vini che voglio rappresentare un collegamento tra tradizione e innovazione: Bolgheri Rosso Doc Tenuta Sant’Agata, un classico taglio bordolese, e Dinostro IGT Toscana Podere il Castellaccio, un Sangiovese in purezza.
  
Appuntamento quindi il 10 maggio alle ore 11.00 presso il Frantoio Moratti a Castagneto Carducci!