22 aprile 2014

MONTESCUDAIO: VINI DI-VERSI A VINITALY

Martedì 8 aprile, a Vinitaly 2014, sette aziende ambasciatrici della DOC Montescudaio si sono presentate in un’insolita degustazione orizzontale con lo scopo di far conoscere e apprezzare le caratteristiche dei prodotti di un territorio a volte messo, ingiustamente, in ombra dalla vicinanza con la DOC Bolgheri.  
I 14 vini scelti per quest’occasione sono stati tutti biologici o biodinamici, importante è anche stata la partecipazione di tutti i produttori.

Ricordiamo che dal 1° agosto 2012, questa tipologia di vini possono finalmente riportare il termine "biologico" in etichetta, con il logo biologico UE. Questo significa che il vino può, ora, essere legittimamente identificato come prodotto biologico; in passato, questi potevano essere etichettati solo come ottenuti "da uve biologiche". Il nuovo quadro legislativo, istituito dal regolamento (CE) n. 834/2007, è stato completato dal regolamento (CE) n. 203/2012 che stabilisce norme dettagliate sulla vinificazione biologica aprendo così la porta al vino biologico in Europa.

Presenti in sala tra i vari produttori, Luigi Malenchini, di Marchesi Ginori Lisci, Presidente del Consorzio Montescudaio. La parte del moderatore è spettata a Paola Rastelli, delegata AIS Livorno, mentre degustatore d’eccezione è stato Andrea Gori, Campione Toscano sommelier nel 2006, ViceCampione Europeo nel 2008 e quest’anno Ambassadeur de Champagne per l’Italiav, Wine blogger, tra le venti figure al mondo più influenti sul web per quanto riguarda il vino; troppi sarebbero i titoli di questo sommelier che ama definirsi “informatico”.
Un territorio, questo di Montescudaio, vocato alla viticoltura fin dal tempo degli Etruschi. Quattordici aziende, incastonate, come gioielli, in un paesaggio influenzato dal mare e dalle sue brezze. Una storia millenaria rappresentata sul "cinerario di Montescudaio" (VII sec. a.C.) che raffigura un banchetto funebre con un grande vaso "cratere" nel quale veniva mescolato il vino con l’acqua, secondo l'uso greco.
La storia della vite in questo territorio si snoda attraverso i secoli fino ai nostri giorni. Nel 1968 nasce la Sagra del vino, mentre nel 1977, nasce la DOC Montescudaio con due tipologie: un rosso, a base di Sangiovese, Trebbiano, Malvasia, e altre varietà come Canaiolo e Colorino, e un bianco, a base di Trebbiano, Malvasia e Vermentino, che può essere prodotto anche come Vin Santo secco, semisecco o dolce. Il disciplinare, modificato nel 1999, consente l’utilizzo dei vitigni internazionali. In questi quaranta anni il Consorzio si è consolidato ed ha raggiunto obiettivi importanti portando il nome di questa zona su scenari internazionali grazie a prodotti di qualità. Negli ultimi anni, poi, si è accentuata sempre di più la volontà di far parlare di Montescudaio e del suo territorio fuori dal contesto locale e regionale.
La denominazione di origine controllata “Montescudaio rosso” è riservata ai vini che hanno una percentuale di Sangiovese almeno del 50%; i vini della denominazione di origine controllata Montescudaio Rosso, con la specificazione di uno dei vitigni Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Merlot o
Sangiovese, devono essere ottenuti con uve corrispondenti ai vitigni per almeno l'85%.
La zona delle uve atte alla produzione dei vini DOC ricade nella provincia di Pisa e comprende i terreni vocati alla qualità dei territori amministrativi dei comuni di: Casale Marittimo, Castellina Marittima, Guardistallo, 
Montecatini Val di Cecina, Montescudaio, Riparbella e Santa Luce.

I campioni in degustazione sono stati:
CAIAROSSA: CAIAROSSA 2009, IGT TOSCANA (Blend);
PERGOLAIA 2009, IGT TOSCANA Sangiovese;
MARCHESI GINORI LISCI:
CASTELLO GINORI 2009, DOC MONTESCUDAIO Merlot;
MACCHION DEL LUPO 2010, DOC MONTESCUDAIO Cabernet Sauvignon;
PAGANI DE MARCHI: PRINCIPE GUERRIERO 2010, DOC MONTESCUDAIO ROSSO Sangiovese;CASALVECCHIO 2008, IGT TOSCANA Cabernet Sauvignon;
PAKRAVAN PAPI:
CAMPO DEL PARI 2011, IGT TOSCANA Merlot, Cabernet Franc;BECCACCIAIA 2009, IGT TOSCANA Merlot;
COLLINE DI SOPRA:
SOPRA 2010, DOC MONTESCUDAIO Sangiovese;
RAMANTO 2010, IGT TOSCANA Cabernet Franc e Petit Verdot;
FONTEMORSI:
VOLTERRANO 2009, IGT TOSCANA Sangiovese;
GUADIPIANI 2009, IGT TOSCANA Sangiovese, Merlot;
SORBAIANO:
ROSSO DELLE MINIERE 2007, DOC MONTESCUDAIO ROSSO Sangiovese, Cabernet Franc, Malvasia Nera; SORBAIANO 2011, DOC MONTESCUDAIO ROSSO Sangiovese, Montepulciano, Malvasia Nera.

La degustazione è stata divisa in due parti, prima i campioni a base Sangiovese, in purezza o in uvaggio, e poi quelli ottenuti dai vitigni così detti “internazionali”, per notare le varie differenze.
Si è potuto così vedere come uno stesso vitigno possa dare risultati diversi secondo il “terroir”, una parola che nel mondo del vino si sente ormai usare molto spesso. Una piccola DOC, ma con una tale differenza di territorio che si rispecchia nei bouquet e nel gusto dei vari prodotti. Il mare che si è ritirato ha lasciato salinità nei terreni, mentre il fiume Cecina regala a questi ultimi mineralità; tutto questo lo ritroviamo nelle note sapide e minerali dei vini senza dimenticare le classiche note mediterranee tipiche della zona. Una DOC che ci regala vini meravigliosi e accattivanti sia con il Sangiovese, principe dei vitigni toscani, sia usando quelli così detti “ internazionali”.


14 aprile 2014

ÔMINA ROMANA: UN’ARABA FENICE NEL LAZIO A VINITALY 2014

Tra le varie aziende, presenti in questa 48esima edizione di Vinitaly, troviamo ÔMINA ROMANA, una realtà nata dalla passione dell’imprenditore tedesco Anton Börner. Sposato con un’italiana, decise di concretizzare la sua passione in un investimento nel settore vitivinicolo, per dar vita e forma alle sue idee.
Dopo attente valutazioni dei vari terroir decise di acquistare nel 2004 una tenuta nel Lazio. Il nome scelto per l’azienda deriva da “Ômina” forma plurale della parola latina omen, buon presagio; inoltre “Ômina” inizia con l'ultima lettera dell'alfabeto greco, omega, e termina con la prima, alfa, che rappresentano l’inizio e la fine. Un nome che vuole richiamare la mitologica “fenice” che rinasce dalle proprie ceneri, rappresentata anche nel marchio aziendale, per richiamare la rinascita della viticoltura di qualità nel Lazio.
 Le vigne sono curate e coltivate in completa armonia con la natura; dopo la vendemmia le uve sono lavorate senza forzarne i processi, concedendo ad ogni vitigno tempo e riposo per evolversi. “Il nostro vigneto segue la filosofia del Mens et Manus” - spiega Anton Börner - “Sono la mente e la mano, razionalità e concretezza a trasformare l’uva nella sua essenza più nobile, il vino. Combinando la coltivazione sostenibile con la natura, gli anni di esperienza e le moderne scoperte scientifiche, in ÔMINA ROMANA diamo vita a undici varietà di uve rosse e a sette varietà di uve bianche, che vengono trasformate in un vino elegante ed esclusivo grazie a impegno, passione ed esperienza”.

La Tenuta è situata nei Colli Albani, nei pressi di Velletri, e comprende circa 80 ettari. I vigneti sono situati su terreni collinari, ad un'altitudine di circa 250 metri, con un’esposizione prevalentemente a ovest, beneficiando così degli influssi dati dalla vicinanza del mare. I suoli, di origine vulcanica, sono in superficie argillosi, con alcune zone a tessitura sabbiosa. Il clima, con inverni miti ed estati soleggiate, ma mitigate dalla fresca brezza marina, risulta ideale per la coltivazione della vite. Numerose le varietà impiantate, da quelle internazionali, come Viognier, Chardonnay, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, a quelle più tradizionali, come Cesanese, Carignano, Montepulciano, Sangiovese, Manzoni, Moscato e Bellone.
Ogni fase della lavorazione, dalla vigna alla cantina, è particolarmente curata con un focus per il momento della vendemmia. Questo viene deciso tramite l’analisi sensoriale delle uve, prendendo in considerazione vari parametri, tra cui la facilità di distacco dell’acino dal raspo, la consistenza, l’acidità, la componente fenolica della buccia, la dolcezza, l’acidità della polpa e la lignificazione dei vinaccioli. Al momento ottimale l’uva viene, quindi, raccolta a mano e portata in cassette in cantina, scaricata su un tavolo di cernita, dove vengono eliminati i grappoli non perfettamente maturi o sani, e diraspata. Ogni varietà è vinificata separatamente.
Per la produzione dei cru aziendali, si esegue una macerazione pre-fermentativa a freddo, a partire dal tavolo di cernita dei grappoli, dove viene aggiunto ghiaccio secco. Dopo la diraspatura e la selezione dell’acino, si passa alla pigiatrice e poi, attraverso uno scambiatore termico, in un serbatoio a temperatura controllata, insieme ad altro ghiaccio secco, dove viene mantenuta a 6-8°C per 2-3 giorni, allo scopo di estrarre dalla disintegrazione a freddo delle bucce una elevata quantità di composti fenolici, sostanza colorante e precursori aromatici.
 Interessante la scelta dei nomi di alcuni vini che prendono spunto dagli dei della mitologia romana. Il nome s’ispira al carattere del prodotto e la sequenza numerica, attribuita alle cuvée, consente una lettura esatta della composizione del vino grazie ad un codice attribuito a ogni vitigno. La prima vendemmia dell’azienda è stata nel 2007.

A Vinitaly presente tutta la gamma dei prodotti. Due bianchi: un Viognier, che sprigiona tutte le sue note varietali, e uno Chardonnay, ancora prova di botte, ma che già fa intravedere tutte le sue potenzialità. Un Merlot Rosato che, grazie al processo di fermentazione a freddo, riesce a sviluppare aromi fruttati e floreali, come rosa canina, ribes e more.
Diana Nemorensis I 2011, “DIANA Nemorensis” è la dea romana della caccia ed è espressione di eleganza e vigore giovanile. Queste sono le caratteristiche che ritroviamo in questo vino, ottenuto da un blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Il risultato è un prodotto di corpo elegantemente esuberante. Il bouquet è fruttato, mora e lampone, con un finale speziato, accenni di vaniglia e richiami al cioccolato.
Janus Geminus I 2011 Prodotto da una particolare selezione delle migliori uve di Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc, sottoposte a un’attenta e accuratissima vinificazione. Grande complessità olfattiva che va dalla confettura di frutti rossi alle note terziarie di caffè, noce moscata, cannella e vaniglia.
Ceres Anesidora I 2011 ottenuto da Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Un prodotto austero e raffinato. Il bouquet punta soprattutto sulle note terziarie di caffè, cacao, chiodi di garofano e liquirizia che fanno passare in secondo piano accenni di confettura di ribes nero e piccoli frutti di sottobosco. In bocca la morbidezza glicerica riesce a equilibrare un tannino elegante, ma ancora giovane e scalpitante. 
Un’azienda giovane che crede nella scelta del terroir laziale e che sicuramente, in un futuro non tanto lontano, spiccherà il volo come la mitologica Fenice scelta come simbolo aziendale.

31 marzo 2014

UNA BIRRA, Sì GRAZIE…! “CINQ’ORSI - BRANDIBIRRA”

Dal 2004 una nuova realtà si affaccia sul “vinicolo” paese di Bibbona: una nuova enoteca? Un nuovo locale con mescita di vino? No, un locale in stile Medievale dove la birra è protagonista assoluta a tutto tondo: il Brandibirra.
Felix Zelger, classe 1976, dopo un lungo percorso articolatosi tra esperienza in ristorazione, Ais e gruppo Heineken, decide di mettersi in proprio e puntare sulla birra.
Il locale, situato in via San Rocco a Bibbona, è arredato in stile medievale e si ascolta musica a tema; ha la particolarità di avere al suo interno una suggestiva grotta di arenaria conchigliata.
Più di 200 etichette che spaziano dalle birre italiane a quelle belghe, dalle inglesi alle tedesche. Il locale, sempre pieno, ha una clientela affezionata che è disposta a percorrere parecchi chilometri di strada per poter apprezzare birra, cucina e ambientazione.
Anche la spillatura non è lasciata al caso. Questa operazione deve essere fatta con cura perché serve  a riportare la birra alle sue caratteristiche originarie, così come l’ha concepita il mastro birraio prima di infustarla; un’operazione che non riguarda solo la mescita della birra, ma anche la preparazione del bicchiere, che deve essere:
- Lavato in lavastoviglie senza l’uso del brillantante, che rende liscia la parete interna impedendo alla schiuma di persistere.
- Appoggiato sulle grigliette di sgocciolamento per un’asciugatura naturale.
- Passato nel lavello dotato di due vasche che servono in questo modo:
Vasca 1 (la più lontana dalla spina). Dotata di tre spazzole, tipo scovolino, verticali fisse; acqua e sgrassatore apposito per bicchieri da birra. Il bicchiere va spazzolato, posizionando le spazzole al suo interno, con tre movimenti “su-giù” e tre movimenti “destra-sinistra”, seguiti dallo spazzolamento del fondo. Lo sgrassaggio è importante perché se il bicchiere è sporco le bolle di anidride carbonica (che danno frizzantezza) si attaccano al vetro e la birra risulta più gassata e quindi alterata nelle sue caratteristiche sensoriali; inoltre, a parità di gradazione alcolica, una birra più frizzante viene veicolata prima nei vasi sanguigni.
Vasca 2 (la più vicina alla spina). Serve per il risciacquo che deve avvenire immergendo il bicchiere dal fondo in modo che l’acqua, entrando progressivamente nel bicchiere, faccia fuoriuscire la schiuma senza lasciare residui. Prima di utilizzare il bicchiere è conveniente lasciar sgocciolare l’acqua in eccesso.

Oltre a servire birre alla spina e “etichette” veramente particolari, Felix, amante delle spezie e della sperimentazione, ha voluto provare a creare delle birre in proprio. Nasce così la collaborazione con il birrificio BAT di Montescudaio; la sua prima “cotta” è stata nel 2010 ed è uscita con il nome di Cinq’Orsi Birra di Natale, chiamata poi Cinq’Orsi Birra d’Inverno, per dare continuità alle tipologie successivamente create. Oltre alla grande cura per gli ingredienti c’è stata una notevole attenzione per la creazione dell’etichetta, eseguita dal pittore Augusto Titoni: un’etichetta per ogni stagione; 4 creazioni differenti, dove l’orso è sempre il protagonista.

Cinq’Orsi d’Inverno 2011 - Classica Noël speziata, ma con un tocco di Tuscan Style. Infatti, oltre alla cannella, ai chiodi di garofano e all’anice stellato, troviamo il miele di Castagno (di un piccolo apicoltore locale, Camerini) e il mosto, ottenuto da “agresti” bolgheresi raccolti sovrammaturi e fatti appassire. La birra, color tonaca di frate nel bicchiere, si presenta con un cappello di schiuma di color crema, fine e persistente. Il naso ricorda i classici dolci natalizi, con sfumature di uva passa, frutti rossi, cassis e lampone, seguito da note tostate che vanno dalla liquirizia al caffè. Un bouquet in evoluzione, ampio e complesso; in bocca la corrispondenza gusto-olfattiva è sorprendente. Una birra che può essere abbinata, oltre che ai dolci, anche a formaggi stagionati e a cioccolato fondente.
Cinq’Orsi di Primavera 2011 – Saison ispirata al Belgio, ma anche qui con un tocco di Tuscan Style. Infatti, oltre al cardamomo, coriandolo e cumino, spezie della tradizione belga, c’è l’aggiunta di bacche di ginepro e pepe rosa. Nel bicchiere si presenta di un bel color ambra scuro, con un cappello di schiuma “pannoso”, compatto e persistente. Il naso è intrigante, cardamomo, cumino la fanno da padrone, ma poi si notano sfumature di agrumi, tra cui il chinotto; il rialzo della temperatura, invece, svela note più calde come malto, caffè e rabarbaro. In bocca il gusto è fresco, mentre la componente amara è delicata e ben integrata con la parte dolce. Si tratta di una classica birra “ruffiana”, di buona beva e in continua evoluzione, un prodotto di facile abbinamento.
Cinq’Orsi d’Estate 2012 - Birra che può essere classificata nello stile IPA (India pale ale) con 100 di IBU (International Bitterness Unit); una birra ambrata con un cappello di schiuma color crema. Un naso con decisi sentori luppolati: proprio quest’ingrediente è stato particolarmente curato da Felix: un luppolo per continente; luppoli protagonisti anche nell’etichetta dove sono rappresentati prendendo il sole, accanto all’Orso, con sotto il proprio nome: golding, saaz, target, chinook e amarillo. Un prodotto complesso, il naso svela note di malto tostato, liquirizia e caffè, ma anche con sfumature fresche di scorza d’arancia e luppoli. Forse, date dal dry-hopping: ovvero l’aggiunta del luppolo dopo o durante la fermentazione per preservare la freschezza del suo aroma. La nota amara è sapientemente integrata e mascherata dalla componente morbida, solo il rialzo della temperatura svela il suo vero potenziale ricordando il miele di corbezzolo. Adatta ai primi piatti o secondi importanti con una spiccata tendenza dolce e una buona grassezza.
Cinq’Orsi d’Autunno 2012 - Birra che si rifà alle dubbel; Felix, anche qui, ha messo la sua impronta. Infatti, i lieviti usati per questa birra sono stati selezionati da quelli della famosa Westvleteren (una trappista della zona fiamminga). Una birra ambra scura e con schiuma color crema; il bouquet ci regala note calde, di malto, orzo e caffè, con richiami al miele di castagno e di melata. Buona la corrispondenza gusto-olfattiva, con un amaro abbastanza persistente che sfuma in ricordi di rabarbaro e di cotto. Per questo prodotto l’abbinamento richiede delle preparazioni un po’ più complesse, con una buona tendenza dolce per contrastare l’amaro e con una buona succulenza aggiunta o intrinseca, ad esempio stracotti o magari un goulash.
Brandibirra è anche un ottimo pub, dove poter degustare piatti in cui tra gli ingredienti c’è, guarda caso, la birra, o dove, almeno, c’è un suo richiamo. Un esempio… Crostini di stracchino e salsiccia, con l’aggiunta delle spezie usate per la Saison; lasagne dove il ragù è stato sfumato con la birra al posto del vino; tagliere con formaggi e salumi di cinta senese accompagnati dal miele di castagno, il medesimo utilizzato per la birra di Natale; il “brandimisù” una versione rivisitata del classico dolce, dove, al posto della bagna al caffè, c’è quella alla birra e più precisamente una dubbel.

A questo punto, non vi resta che immergervi in questa fantastica atmosfera medievale lasciandovi consigliare da Felix, per gli amici Cinq’Orsi (nomignolo affibbiatogli dagli amici fin dai tempi di scuola per la sua già imponente stazza e forza), per un perfetto abbinamento cibo-birra.


(Già pubblicato su BolgheriNews gennaio 2013)

14 marzo 2014

FORESTIERA: 1% BIRRA 99% TOSCANA BY EDDY DI NARDO


Tra le colline di Monteverdi, da un’idea di Eddy Di Nardo, nasce Forestiera una birra Tuscan Style.
Eddy Di Nardo, sommelier professionista, dopo quindici anni come agente di commercio, da toscano verace, decide di dedicarsi a un suo sogno: perché non realizzare una birra al 100% o, quasi, toscana? Un prodotto da abbinare ai piatti tipici toscani per un pubblico più esigente ed esperto, dove, in una terra conosciuta per i grandi vini, potesse avere anche la scelta di una birra.
Eddy, così, decide di diventare Mastro birraio: fa esperienza presso il birrificio Menabrea, dove impara tutti i segreti di questo mestiere. Apre il “Relais I Piastroni” a Monteverdi Marittimo e, appoggiandosi al birrificio BAT di Montescudaio, inizia a produrre “Birra”.
Seguendo la sua filosofia quasi tutti gli ingredienti della birra sono toscani: l’acqua di Montescudaio, mentre il malto proviene da varie parti della regione, così come i lieviti; solo i luppoli non sono italiani.
Le birre prodotte sono ad alta fermentazione, con rifermentazione in bottiglia (la stessa tecnica usata per la produzione degli spumanti metodo classico).
La prima a nascere è la “Bionda” che si avvicina come caratteristiche ad una Belgian Ale. Una birra dal colore dorato con una schiuma abbastanza persistente e compatta. Il bouquet è inteso e complesso: va dal floreale, acacia, tiglio e gelsomino, ai frutti tropicali, come melone e papaia. Con il rialzo della temperatura si percepiscono anche note di miele, tabacco biondo e cuoio. Si abbina bene al cacciucco, al cinghiale in bianco e alla finocchiona.
La seconda birra, ha fare la sua comparsa, è stata una “Rossa” intrigante e piena di brio. Si differenzia dalla prima per i luppoli usati, che gli danno un amaro più accentuato, e la presenza di un malto tostato. Il cappello di schiuma color crema è ben presente e abbastanza persistente. Il bouquet ricorda i frutti rossi, malto, rabarbaro, miele di corbezzolo e chinotto. Il prodotto presenta una buona corrispondenza gusto-olfattiva, ed ecco che il suo abbinamento ideale, per contrapposizione, è con piatti con una decisa tendenza dolce, come: cacciagione, faraona, arrosti e gran parte dei piatti tipici toscani.
L’ultima di questa serie è una birra dedicata al Natale fusa insieme con un altro prodotto simbolo della Toscana: il Vin Santo del Chianti. L’azienda agricola Sorelle Palazzi ha sposato l’idea e ha voluto contribuire con il suo “nettare”, l’ingrediente che dà il tocco in più a questa “Noël”.
La “Gran Riserva al Vin Santo del Chianti 2004” è una birra dal color ambra scuro, con un buon cappello di schiuma; il naso è complesso e con richiami ai profumi natalizi come: canditi, uva sultanina, marron glacè, confettura di albicocche, mela cotogna e miele di erica, senza dimenticare un tocco di spezie dolci. In bocca è fresca, abboccata e avvolgente. La sua nota “dolce” ci permette di poterla accostare ai dolci della tradizione toscana, ma anche a formaggi di media stagionatura.
Grazie alla varietà delle tipologie di birra prodotte potremo, così, pasteggiare a birra abbinandola dagli antipasti ai dolci...e la Gran Riserva al Vin Santo del Chianti 2004” si può addirittura pensare come prodotto da meditazione.

La creatività di Eddy non finisce qui! Ecco che ci presenta con orgoglio la “Birra Artigianale Forestiera Colors”, tre colori che si ispirano a stili birrai europei in chiave moderna ed originale
realizzati, come sempre, con passione e tradizione.
Birra chiara “La Gialla”, una Ale di tipo inglese, fruttata di buona gradazione
dal colore dorato. Questa Ale si differenzia
per la presenza dei lieviti, tipici delle birre inglesi di produzione artigianale. Il cappello di schiuma è compatto e denso; la CO2 è intensa e persistente.
Il bouquet richiama le bacche di ginepro, la scorza d’arancio e il cardamomo; buono il corpo e l’equilibrio. Una birra d'entrée, adatta per tutte le preparazioni in bianco, come quelle che la stagione estiva
ci richiede.
Birra ambrata “La Rosa” una stilosa anglosassone, leggera e con una tendenza amarognola data dal luppolo; una vera Best Bitter dal colore ambrato, con struttura e grado alcolico che contraddistingue questo stile. Un naso che richiama il maltato, il caramello, il miele di castagno e una nota di frutta candita. 
La si può accostare ai salumi toscani e primi piatti di media struttura.

Birra Scura “L’Azzurra” una Stout caratterizzata da una facilità di beva tipica delle birre chiare. Si presenta con un bel cappello di schiuma compatto.
Un bouquet maltato, con note di caramello, carruba, liquirizia e caffè.
Il gusto è persistente, intenso e avvolgente.
La si può abbinare a carni rosse, arrosti e brasati. Da provare anche con preparazioni dolci come un Tiramisù.

Con Forestiera non abbiamo che l’imbarazzo della scelta…una birra per ogni occasione, parola di Eddy!

( parzialmente pubblicato su BolgheriNews settembre 2012)